Natura umana e non

Ecco una foto scattata durante il primo lockdown e ora, alla vigilia del secondo, mi torna in mente quell’attenzione alla Natura che velocemente è arrivata ed è scomparsa altrettanto in un baleno.

Erba incolta e alberi piegati dal peso dei rami fogliati davano un aspetto selvaggio al verde come un guizzo di soddisfazione nel riprendersi il territorio.

Eppure questa superiorità la Natura non l’ha mai avuta con noi, siamo noi ad averla sfruttata fino al midollo.

La scorsa estate sono andata a innaffiare le piante e i fiori sul balcone di vicini in vacanza e non vorrei sembrare troppo astrusa ma quelle piantine cercavano di stabilire un contatto con me.

La prima volta aprendo la porta che dalle scale porta direttamente sul balcone ho percepito un tremore, una paura, non mia, ma delle piante.

“Oddio son tornati!”

“Tranquille ragazze sono io, la ciurma è in vacanza”

E così passando i giorni le trovavo sempre più rilassate e rigogliose, salutandole e parlandoci un po’ assieme le sentivo anche contente.

Un supporto psicologico a vicenda insomma!

Bene, volete sapere cosa ne hanno pensato i padroni di casa al ritorno?

Ovviamente meravigliati di aver trovato Flora in gran forma (così avevo battezzato le piante come se andassi a trovare veramente un’amica).

Tant’è che al viaggio successivo me le sono ritrovate sul gobbo, ma almeno partivo avvantaggiata sulla consulenza psicologica.

Siamo tutti esseri viventi, in forme e dimensioni diverse, che abitano INSIEME la stessa casa: la Terra.

Già coi calzini di lana?

Forse ai primi di settembre può sembrare un po’ esagerato usare già le calzette di lana, ma comunque tutti sappiamo che i primi cali delle temperature, prima dell’arrivo dell’autunno, sono i più subdoli nemici delle nostre articolazioni e dei piedi freddi.

Così alle 7 di stamattina mi sono svegliata e ho infilato le mie babbucce, tentando poi di riprender sonno, ma senza successo, perché intanto la mente aveva già cominciato a scaldare i motori della giostra dei pensieri.

Che poi sono pure brutte queste calze verdi, ma tanto morbide e calde e …. e poi me le ha regalate una nonnetta che mia mamma seguiva con la fisioterapia.

Ricordo anche un altro fatto legato alle calze: quando ero bambina, intorno ai 7/8 anni, mi capitava al mattino nel buio della stanza d’indossare una calza diversa dall’altra, per fortuna quasi tutte scure ma con ricami diversi, cercando poi a scuola di nascondere come riuscivo l’errore, anche se il più delle volte la minigonna non aiutava.

Mettere i pantaloni noo? Eh sì avrei voluto, ma mia mamma voleva sempre mettermi la gonna fino a che un giorno mi sono impuntata, immusonita, messa in sciopero piegatura fazzoletti stirati per avere il permesso di usare i pantaloni.

Insomma questi calzini non mi hanno scaldato solo i piedi….ma anche il cuore

Buonanotte

Flixbus, c’è posto per me?

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18 agosto 2020 Sant’Elena per il calendario

Ore 14,30 parto per il Cadore con il Cortina Express partner Flixbus.

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Previsto arrivo diretto a Cortina h.21, invece pure in anticipo di 5 minuti. E dire che l’ultima ora di viaggio era una gincana di curve.

Mi lascio alle spalle un decennio faticoso con un gran finale del 2020 che te lo raccomando, ma la scelta di staccare la spina alla fine ha prevalso su tutto.

Non viaggiavo da anni e la necessità mi ha portato a scegliere il bus a discapito del treno che con 3 cambi e 7/8 ore di viaggio fa scappare la voglia solo a pensarci.

In poche ore mi sono trovata in 2 aeroporti diversi Orio al Serio di Bergamo e il Marco Polo di Venezia e dire che l’ultima volta che ho visto un aereo è stato il 1992 quando sono andata a Siviglia per l’Expo con un viaggio vinto in azienda.

A parte mascherina fissa per tutto il viaggio, col permesso di bere soltanto, qualche vantaggio c’è stato. Posto riservato libero a fianco al proprio e tutti zitti anche se non vietato. Sosta bagno ovviamente necessaria. Autisti gentili e professionali nonostante la rigidità delle regole Covid da far rispettare.

Vedete mi son sentita accudita senza l’ansia di poter perdere le coincidenze e così via e anche quando nel viaggio di ritorno ho approfittato di una sosta tecnica per usufruire dei servizi anche l’autista, raccomandandomi di fare presto, mi ha rassicurato che mi avrebbe aspettato.

Buone Vacanze a tutti

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Ed è subito sera …

Quando delle immagini ci evocano il passato?

Di sera quando il tutto del giorno finisce e vedi un trattore che raccoglie le file di fieno sull’erba e le sforna ben imballate lasciandole li sul campo ad arieggiare. Ricordi le storie che ti raccontava tuo padre quando da bambino portava i bidoni del latte a valle con la bicicletta e ti chiedi come abbia fatto a sopravvivere per diventare tuo padre, smilzo com’era con quei pesi esagerati da portare.

Eppure la sera, quella della poesia, è arrivata anche per lui e nemmeno troppo tardi.

Forse se fosse rimasto in campagna sarebbe stato ancora qui …

La Felicità per noi, adesso

Ritagli del Corriere

Il titolo continua così : “AMARE, NON ESSERE O AVERE”.

Rimettendo un po’ in ordine la scrivania, tra bollette, estratti conto e impegnative del medico, salta fuori questa pagina del Corriere della Sera da me sottolineata in alcuni punti, che forse avevo ritenuto interessanti.

Eccomi anche stavolta a scrivere sul mio blog, semplicemente con quest’articolo del 6 settembre 2018 di Maurizio Ferrera e Barbara Stefanelli, di cui riporterò solo la parte finale.

E’ proprio vero che tante volte non si capisce il perché ci ostiniamo a tenere tutto, a non buttare niente, ma è anche vero che la palla magica non l’abbiamo e tante risposte ci arrivano in tempi non sospetti e ben lontani dal momento in cui avevamo formulato le domande.

Lo trascrivo proprio perché mi ha fatto ripensare alla situazione in cui siamo piombati negli ultimi tre mesi.

I tre pilastri della felicità hanno dimensioni e colori diversi per ciascuno di noi, l’architrave della nostra casa avrà sempre un punto di equilibrio personale. Se il contesto in cui viviamo non ci piace possiamo sceglierne un altro, facendo le valigie, oppure possiamo sforzarci e migliorarlo. Ma quel contesto – paese, città, stanza tutta per noi – resta un confine. La “vita beata”, diceva Seneca, si fonda sulla conoscenza e sull’accettazione dei limiti. E’ vero che lo stoicismo può trasformarsi in passività, noi siamo però dotati di quel potere giovane e anziano di lavorare sul limite. Su quello che siamo, abbiamo, amiamo. Vivere in “semplicità volontaria”, riprendersi il tempo, è una risposta – non arrendevole, al contrario: impone un nuovo cominciamento – a quegli squilibri profondi che il “mondo della vita” neo-moderno porta con sé.

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Piccoli risvegli della natura

Ci siamo accorti che ora la Terra si sta riprendendo i suoi spazi e così facendo ci induce a volgere lo sguardo verso quei piccoli miracoli che sono i fiori, le piante e i fili d’erba che crescono senza fare rumore, in balia del vento, della pioggia e del sole senza mai lamentarsi.

Ecco qui alcune foto scattate nelle passeggiate di questi giorni per ricordarmi che soffermarmi a guardare la natura non è e mai sarà una perdita di tempo.

  • Il Biancospino col suo velo bianco
  • Le Felci che si lasciano cullare dal vento, si piegano ma non si spezzano
  • Il Geranio peloso che si protegge con le sue foglie
  • Il Ranuncolo che fatica a tenere sollevata la corolla
  • Il Prunus che comincia a dare i suoi piccoli frutti asprognoli
  • Il Geranio argentino che non so come sia finito qui, ma tant’è
  • Il Tarassaco col i suoi petali quasi fosforescenti (ti vedo!)
  • Il Cipollone bianco, delicato

Non sono un’esperta ho solo usato la App PlantNet, altrimenti non ne riconoscerei nessuno a parte il Tarassaco e le Felci. Speriamo sia attendibile, meglio di Runtastic che ogni tanto mi regala qualche chilometro in più in base alla playlist musicale che scelgo.

Godetevi la vita quella vera, non artificiale

Quarantena 2020: sfoghi in progress

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Mentre scrivo questo, così di getto e senza nemmeno sistemare il layout, sono in quarantena dal 21 febbraio scorso, quando ho portato la mia gatta dal veterinario per aiutarla a passare nell’altra dimensione. Da allora sono qui chiusa in casa, come tutti, ma fin qui non è niente di nuovo perché sono galeotta (si può dire?) da più di 4 anni. Quando poi finalmente a fine gennaio scorso ho potuto passare dal mio mondo casalingo al mondo esterno e a frequentare finalmente un corso di ginnastica, dopo 3 settimane “han sarà su tuch!”. Vabbè pazienza, quello che mi scoccia di più è che il mio tappetino per lo yoga arancione è rimasto chiuso in palestra e non posso nemmeno andarmelo a riprendere. La novità dov’è, a casa ero anche prima, ma gli altri no: adesso tutti capiscono cosa vuol dire stare a casa da soli o in famiglia e avere anche una cucina desiderosa di essere usata (troppo spesso tradita da aperitivi nei locali, cene al ristorante, senza parlare degli eventi per ogni cosa, neanche i granelli di sabbia sono così tanti.) Che esagerazione però….ma tutto questo l’abbiamo pagato a caro prezzo, in salute e in soldi!

Ecco appunto la parte economica è quella che più mi fa ridere: tutti a casa, giustamente, ma senza l’economia che gira, non c’è trippa per gatti. Allora i telegiornali danno le notizie su come gli Italiani si stanno gestendo per arrivare a fine mese, c’è chi persino va a vendere gli ori di famiglia (cara grazia che esistono!). Ma va, bella scoperta. Ma dove vivevate fino a qualche tempo fa? Ma dove credete che i disoccupati abbiamo trovato qualcosa in questi anni per riuscire a tirare avanti? Adesso perché tutti sono nella stessa situazione, tutto quello che i senza lavoro hanno fatto da anni è improvvisamente interessante.

E poi non ho finito, ci sono quelli che aspettano sti benedetti 600 euro come la manna, per quei 3 mesi che non hanno avuto guadagni, e i disoccupati che sono da decenni a casa senza un sostegno al reddito cosa devono dire?

Basta mi sono stufata di questi esseri umani piagnucolosi con la pancia piena e mai contenti di niente.

Ricominciare da capo: quando, come, dove e perché. (1a parte)

Prima di addentrarmi nell’argomento mi preme ringraziare le persone che in questi anni si sono iscritte al mio blog e che da oggi hanno superato la decina.

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Cedere alla tentazione d’elaborare testi che possano interessare il pubblico o trovino maggior consenso non è nel mio stile. Anzi se ci provo faccio sempre un buco nell’acqua, ma quello che m’infastidisce di più è il fatto di non essermi neanche divertita a scrivere.

Il forzato isolamento di questi giorni mi pesa sì ma non così tanto, perché non sono mai stata una viaggiatrice o una da vita mondana, sì pendolare lavorativa sui treni e metropolitana per una decina d’anni, ma quello non è viaggiare è desiderare ardentemente di arrivare a destinazione il più presto possibile per andare in bagno (sia in andata che al ritorno).

Nel febbraio 2008 a 40 anni, la svolta! Date le dimissioni dall’ultimo spedizioniere dove lavoravo come addetta marittima mi ritrovo a casa e non nego che dopo una settimana ero già arcistufa e volevo ritornare sui miei passi. Col senno di poi sarebbe stato meglio, ma a settembre dello stesso anno successe qualcosa: il tracollo economico (ho pensato anche che fosse colpa mia perché non lavoravo più!).

Cosa faccio adesso?

Beh questa è una storia che ho già raccontato varie volte, ma mi piace ricordare quel periodo come un punto di partenza per una nuova avventura.

Primo passo fondamentale era adoperarsi per ottenere la liquidazione del FASC (fondo spedizionieri), anche se prima di presentare la domanda di rimborso ho dovuto aspettare che scadesse il termine dei sei mesi consecutivi senza aver lavorato nel settore.

Va bene, per un po’ di tempo il gruzzolo sarebbe bastato a mantenermi (anche se in realtà è durato molto meno del previsto), ma qualcosa in ogni caso dovevo fare, così mi son trovata un lavoretto di sole tre ore pomeridiane in un call center che mi consentiva di andare in palestra al mattino e alla sera di dedicarmi alla traduzione.

La TRADUZIONE, sì solo una, ma lunga lunga lunga insomma. Ci ho messo un anno tra interpretare l’audio del mio amico americano Brett (ormai mi era diventato familiare), trascrivere il dialogo e tradurre in italiano, ma come si suol dire, alla fine mi sono fatta le spalle grosse. Sono stata alzata dei mesi fino alle 2/3 di notte con le cuffie in testa per captare bene le parole o per lo meno il senso a grandi linee e con un dizionario tipo macigno perché ancora non avevo una connessione internet.

Finita quella pensai che forse avrei potuto continuare su questa linea, visto che ormai ero allenata e così cominciai la navigazione in rete seguendo corsi e webinar sulla professione del traduttore e sugli strumenti di lavoro. (continua nella seconda parte)

Parla e copia/incolla: strumenti per scrivere

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Viene quando meno te l’aspetti (il testo da scrivere intendo), quando non hai niente sotto mano per prendere nota prima che l’idea ti sfugga di mente oppure anche quando sei in ritardo, e non ti resta un briciolo di tempo per buttare giù due righe.

ENTER YOUR TEXT

E’ così infatti o scrivi o registri subito un vocale altrimenti … buonanotte ai suonatori!

Di recente la richiesta di trascrivere un testo da parte di una mia amica mi ha fatto ricordare l’esistenza dello strumento Google Web speech API demonstration https://www.google.com/intl/it/chrome/demos/speech.html

Certo avrei potuto scrivere sotto dettatura come ai vecchi tempi, tanto sono piuttosto veloce, ma avendo le batterie scariche ho pensato al programma vocale gratuito su Google. Se l’avessi trovato prima mi sarei risparmiata un avanti e indietro dei file audio che in passato ho tradotto dall’americano!

Utile anche per trascrivere contratti, accordi commerciali, lettere e via dicendo con risparmio di tempo sulla tastiera a vantaggio degli occhi e della postura.

La necessità aguzza l’ingegno, me l’hanno sempre inculcato (verbo adatto “inculcare” per rendere l’idea dell’opera di insistente persuasione dei genitori).

La voce va bene, ma per i file audio/video ci vuole un dispositivo esterno al PC, perché tutto passa dal microfono.

L’utilizzo è semplice, si sceglie la lingua e poi si clicca sul microfono. Il programma comincia così a scrivere quello che riesce a captare, per cui un’occhiata certamente non guasta, perché il testo andrà revisionato. I segni d’interpunzione li segna, ma bisogna scandirli bene, escluso ad esempio “puntinipuntini”, “punto e a capo”, e le maiuscole dopo il punto, mentre per il resto risponde bene ai comandi.

Consiglio di riempire lo spazio al massimo con le dimensioni di metà foglio A4, dato che il microfono si disattiva automaticamente raggiunto un certo numero di caratteri. Al termine della lettura o della riproduzione cliccare sull’icona del microfono (non cliccare di nuovo sul microfono prima di aver salvato altrimenti si perde tutto il lavoro!) e il testo selezionato è pronto per essere copiato su qualsiasi documento in Word.

Per chi usa il Mac, anche se sotto il programma è previsto un “Copy and Paste“, per copiare il testo premere in contemporanea i tasti CMD e C e poi sul documento Word aperto in precedenza incollare.

Una volta salvato il testo sul documento Word il gioco è quasi fatto; utilizzando lo strumento “Spelling & Grammar” prima di tutto si individuano facilmente le maiuscole mancate e poi con gli altri suggerimenti si procede per l’aggiustamento del testo dal punto di vista ortografico e sintattico.

Grazie a tutti per la lettura e … puntinipuntini … alla prossima