Chi va … planning … va sano e va lontanING

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Pianificare è sempre meglio che curare, si dice così no? O ricordo male …

Abbiamo imparato fin da piccoli a vivere una vita organizzata, scandita da impegni e orari da rispettare, traguardi da raggiungere, modelli da imitare, sogni da realizzare.

Alla ricerca di un metodo per ricordarsi tutto quanto avevamo un diario o un agenda, poi soppiantati dagli strumenti tecnologici, e adesso ritornati in auge, quasi un MUST HAVE.

Chi come me ha qualche ruga in più si ricorderà la Smemoranda, che poi non ho nemmeno mai avuto perché costava troppo. Avevo quelle semplici, sbrandizzate, ma imparavo ad apprezzarle leggendo i consigli giornalieri che davano in piccoli trafiletti o vignette a fumetti.

Tanto poi oltre i compiti da fare c’erano tutte le dediche delle compagne di scuola, i cuoricini, le cornicette, i disegnini senza senso, le frasi romantiche verso qualcuno che neanche sapeva che esistevi.

E tanto altro che chi se lo ricorda più ormai…

Tornando ad oggi, questo sapore un po’ da popolino si è perso e rispecchia più il PERCHE’ IO VALGO della pubblicità, ma comunque apprezzo il fatto che si torni a rivalutare certe cose del passato.

Per farla breve, senza l’agenda, almeno per lavoro, saremmo persi, senza una pianificazione settimanale, mensile, annuale non andremmo da nessuna parte.

Eh sì perché è tutto PLANNING, ROI, KPI, BUYER PERSONA e chi più ne ha più ne metta.

Voi che ne pensate? La domanda sorge spontanea e muore lì

 

Città storica Roma

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Roma, la città eterna
La città eterna è un luogo unico in cui i resti di uno splendido passato convivono con la particolarità del carattere della sua gente.

Ci sono andata una volta sola nel 1987 in gita scolastica. Quanto abbiamo camminato!

Sinceramente non mi ricordo quasi niente a meno che non mi metta a guardare le foto. Ricordo solo la visita al Vaticano a vedere il Papa Giovanni Paolo II piccolo piccolo, che parlava dalla sua finestra. Mi scoppiava il cuore dall’emozione e questo ce l’ho impresso in mente molto bene.

Poi tornando verso l’albergo abbiamo incrociato Massimo Lopez, all’apice della sua carriera ai tempi d’oro, che ci salutava dalla sua auto e ci faceva ridere.

Ma cosa volete che vi dica, anche questa città ha il suo fascino, un po’ come Parigi: vai lì una volta e ci vuoi ritornare.

Devo anche ringraziare il team dei soci Herbalife di cui faccio parte, che essendo de Roma e dintorni, sono diventati un po’ le mie guide turistiche e mi fanno scoprire pian pianino tutti i posti legati alla loro vita, sicuramente diversi dalle mete usuali ma sempre ricchi di storia.

Tendi l’orecchio

Adoro i webinar formativi

Buon 2021 a tutti! Questo è il mio primo blog post dell’anno.

Anno nuovo vita e passioni vecchie, per fortuna qualcosa rimane.

Eccomi alle prese con i miei webinar in inglese o americano quel che è… o con le soap in tedesco e francese su YouTube o in Tv.

E le interviste ai cantanti e agli attori dove le mettiamo? Certo i primi 5 minuti panico ma poi l’orecchio si adatta da solo, si sintonizza.

E voi quanto ci mettete a carburare?

Natura umana e non

Ecco una foto scattata durante il primo lockdown e ora, alla vigilia del secondo, mi torna in mente quell’attenzione alla Natura che velocemente è arrivata ed è scomparsa altrettanto in un baleno.

Erba incolta e alberi piegati dal peso dei rami fogliati davano un aspetto selvaggio al verde come un guizzo di soddisfazione nel riprendersi il territorio.

Eppure questa superiorità la Natura non l’ha mai avuta con noi, siamo noi ad averla sfruttata fino al midollo.

La scorsa estate sono andata a innaffiare le piante e i fiori sul balcone di vicini in vacanza e non vorrei sembrare troppo astrusa ma quelle piantine cercavano di stabilire un contatto con me.

La prima volta aprendo la porta che dalle scale porta direttamente sul balcone ho percepito un tremore, una paura, non mia, ma delle piante.

“Oddio son tornati!”

“Tranquille ragazze sono io, la ciurma è in vacanza”

E così passando i giorni le trovavo sempre più rilassate e rigogliose, salutandole e parlandoci un po’ assieme le sentivo anche contente.

Un supporto psicologico a vicenda insomma!

Bene, volete sapere cosa ne hanno pensato i padroni di casa al ritorno?

Ovviamente meravigliati di aver trovato Flora in gran forma (così avevo battezzato le piante come se andassi a trovare veramente un’amica).

Tant’è che al viaggio successivo me le sono ritrovate sul gobbo, ma almeno partivo avvantaggiata sulla consulenza psicologica.

Siamo tutti esseri viventi, in forme e dimensioni diverse, che abitano INSIEME la stessa casa: la Terra.

Già coi calzini di lana?

Forse ai primi di settembre può sembrare un po’ esagerato usare già le calzette di lana, ma comunque tutti sappiamo che i primi cali delle temperature, prima dell’arrivo dell’autunno, sono i più subdoli nemici delle nostre articolazioni e dei piedi freddi.

Così alle 7 di stamattina mi sono svegliata e ho infilato le mie babbucce, tentando poi di riprender sonno, ma senza successo, perché intanto la mente aveva già cominciato a scaldare i motori della giostra dei pensieri.

Che poi sono pure brutte queste calze verdi, ma tanto morbide e calde e …. e poi me le ha regalate una nonnetta che mia mamma seguiva con la fisioterapia.

Ricordo anche un altro fatto legato alle calze: quando ero bambina, intorno ai 7/8 anni, mi capitava al mattino nel buio della stanza d’indossare una calza diversa dall’altra, per fortuna quasi tutte scure ma con ricami diversi, cercando poi a scuola di nascondere come riuscivo l’errore, anche se il più delle volte la minigonna non aiutava.

Mettere i pantaloni noo? Eh sì avrei voluto, ma mia mamma voleva sempre mettermi la gonna fino a che un giorno mi sono impuntata, immusonita, messa in sciopero piegatura fazzoletti stirati per avere il permesso di usare i pantaloni.

Insomma questi calzini non mi hanno scaldato solo i piedi….ma anche il cuore

Buonanotte

Flixbus, c’è posto per me?

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18 agosto 2020 Sant’Elena per il calendario

Ore 14,30 parto per il Cadore con il Cortina Express partner Flixbus.

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Previsto arrivo diretto a Cortina h.21, invece pure in anticipo di 5 minuti. E dire che l’ultima ora di viaggio era una gincana di curve.

Mi lascio alle spalle un decennio faticoso con un gran finale del 2020 che te lo raccomando, ma la scelta di staccare la spina alla fine ha prevalso su tutto.

Non viaggiavo da anni e la necessità mi ha portato a scegliere il bus a discapito del treno che con 3 cambi e 7/8 ore di viaggio fa scappare la voglia solo a pensarci.

In poche ore mi sono trovata in 2 aeroporti diversi Orio al Serio di Bergamo e il Marco Polo di Venezia e dire che l’ultima volta che ho visto un aereo è stato il 1992 quando sono andata a Siviglia per l’Expo con un viaggio vinto in azienda.

A parte mascherina fissa per tutto il viaggio, col permesso di bere soltanto, qualche vantaggio c’è stato. Posto riservato libero a fianco al proprio e tutti zitti anche se non vietato. Sosta bagno ovviamente necessaria. Autisti gentili e professionali nonostante la rigidità delle regole Covid da far rispettare.

Vedete mi son sentita accudita senza l’ansia di poter perdere le coincidenze e così via e anche quando nel viaggio di ritorno ho approfittato di una sosta tecnica per usufruire dei servizi anche l’autista, raccomandandomi di fare presto, mi ha rassicurato che mi avrebbe aspettato.

Buone Vacanze a tutti

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Ed è subito sera …

Quando delle immagini ci evocano il passato?

Di sera quando il tutto del giorno finisce e vedi un trattore che raccoglie le file di fieno sull’erba e le sforna ben imballate lasciandole li sul campo ad arieggiare. Ricordi le storie che ti raccontava tuo padre quando da bambino portava i bidoni del latte a valle con la bicicletta e ti chiedi come abbia fatto a sopravvivere per diventare tuo padre, smilzo com’era con quei pesi esagerati da portare.

Eppure la sera, quella della poesia, è arrivata anche per lui e nemmeno troppo tardi.

Forse se fosse rimasto in campagna sarebbe stato ancora qui …

La Felicità per noi, adesso

Ritagli del Corriere

Il titolo continua così : “AMARE, NON ESSERE O AVERE”.

Rimettendo un po’ in ordine la scrivania, tra bollette, estratti conto e impegnative del medico, salta fuori questa pagina del Corriere della Sera da me sottolineata in alcuni punti, che forse avevo ritenuto interessanti.

Eccomi anche stavolta a scrivere sul mio blog, semplicemente con quest’articolo del 6 settembre 2018 di Maurizio Ferrera e Barbara Stefanelli, di cui riporterò solo la parte finale.

E’ proprio vero che tante volte non si capisce il perché ci ostiniamo a tenere tutto, a non buttare niente, ma è anche vero che la palla magica non l’abbiamo e tante risposte ci arrivano in tempi non sospetti e ben lontani dal momento in cui avevamo formulato le domande.

Lo trascrivo proprio perché mi ha fatto ripensare alla situazione in cui siamo piombati negli ultimi tre mesi.

I tre pilastri della felicità hanno dimensioni e colori diversi per ciascuno di noi, l’architrave della nostra casa avrà sempre un punto di equilibrio personale. Se il contesto in cui viviamo non ci piace possiamo sceglierne un altro, facendo le valigie, oppure possiamo sforzarci e migliorarlo. Ma quel contesto – paese, città, stanza tutta per noi – resta un confine. La “vita beata”, diceva Seneca, si fonda sulla conoscenza e sull’accettazione dei limiti. E’ vero che lo stoicismo può trasformarsi in passività, noi siamo però dotati di quel potere giovane e anziano di lavorare sul limite. Su quello che siamo, abbiamo, amiamo. Vivere in “semplicità volontaria”, riprendersi il tempo, è una risposta – non arrendevole, al contrario: impone un nuovo cominciamento – a quegli squilibri profondi che il “mondo della vita” neo-moderno porta con sé.

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Piccoli risvegli della natura

Ci siamo accorti che ora la Terra si sta riprendendo i suoi spazi e così facendo ci induce a volgere lo sguardo verso quei piccoli miracoli che sono i fiori, le piante e i fili d’erba che crescono senza fare rumore, in balia del vento, della pioggia e del sole senza mai lamentarsi.

Ecco qui alcune foto scattate nelle passeggiate di questi giorni per ricordarmi che soffermarmi a guardare la natura non è e mai sarà una perdita di tempo.

  • Il Biancospino col suo velo bianco
  • Le Felci che si lasciano cullare dal vento, si piegano ma non si spezzano
  • Il Geranio peloso che si protegge con le sue foglie
  • Il Ranuncolo che fatica a tenere sollevata la corolla
  • Il Prunus che comincia a dare i suoi piccoli frutti asprognoli
  • Il Geranio argentino che non so come sia finito qui, ma tant’è
  • Il Tarassaco col i suoi petali quasi fosforescenti (ti vedo!)
  • Il Cipollone bianco, delicato

Non sono un’esperta ho solo usato la App PlantNet, altrimenti non ne riconoscerei nessuno a parte il Tarassaco e le Felci. Speriamo sia attendibile, meglio di Runtastic che ogni tanto mi regala qualche chilometro in più in base alla playlist musicale che scelgo.

Godetevi la vita quella vera, non artificiale