Nei panni di una mistery client

Tutti almeno una volta potrebbero provare a fare qualcosa fuori dal proprio ordinario senza sapere per filo e per segno come muoversi. No?

Si comincia e poi strada facendo si apprende il resto.

Così ho fatto io lo scorso mese di febbraio in occasione della fiera settoriale delle calzature.

A dirla tutta era già un progettino del “uno di questi giorni lo farò”, ma mai messo in atto fino ad ora. Mi è capitata l’occasione e l’ho presa al volo!

Eravamo un gruppetto eterogeneo di potenziali clienti “senza portafoglio” in visita ad uno stand, con il compito di scegliere una decina di modelli di scarpe da donna in base alla nostro gusto, decidendone anche il prezzo.

La guida, la chiamerei così perché sembravamo proprio un gruppo di turisti, ci aveva spiegato brevemente come si sarebbe svolta l’indagine, divisa tra la mattinata e il primo pomeriggio.

“Sentitevi dei veri e propri clienti – ci aveva detto – scegliete con tutta calma, nessuno vi starà col fiato sul collo e potrete usufruire anche del nostro buffet!”

Dopo la compilazione di un breve questionario per identificare un po’ il nostro profilo si dava il via allo shopping osservando, toccando le scarpe, provandole, per chi aveva il 37, indicando infine il numero dell’articolo e il prezzo che saremmo stati disposti a pagare per l’acquisto.

Conclusa la prima parte allo stand, avevamo la possibilità di visitare la fiera, anche se 4 padiglioni da vedere solo di scarpe, ma anche di borse cinture e accessori erano un po’ troppo, almeno per me.

Dopo la pausa quindi, e un giretto negli altri stand passando dai modelli lunari dell’urban style alle sfavillanti scarpette del luxury, ero ritornata al punto di partenza per il secondo questionario, esattamente uguale al primo.

L’intenzione era quella di proseguire la visita della fiera al termine dell’indagine, ma i miei piedi ormai non ne volevano più sapere: magari un’altra volta aMICA Mia!

Repetita iuvant

Oggi, domenica piovosa con tentativo nevoso, ci si predispone volentieri a schiacciare un pisolino o a degustare una bella cioccolata calda. Vada per la cioccolata prima e poi per le due righe sul blog, che credo stia facendo ormai le ragnatele!

Ripercorrendo la settimana appena trascorsa ricordo di essermi soffermata a pensare come “le cose ripetute aiutino”.

Lo spunto mi è arrivato con il “consiglio della settimana” di Art, l’uomo, come lo chiamo io, del “Just place the call” (E falla una telefonata!). In ogni sua newsletter sulle strategie di vendita questo video-suggerimento non manca mai.

Nell’ultima che ho ricevuto c’era un accenno ai discorsi dei politici americani:

          Repetition provides that.

  • Hearing something repeatedly creates familiarity.
  • Familiarity turns into agreement and likability.
  • Hearing something repeated that we mildly agree with creates stronger agreement and comfort.

Il discorso potrebbe anche valere nel sentirsi a proprio agio e familiarizzare con l’apprendimento di una lingua straniera.

In particolare per la lingua tedesca, con una struttura grammaticale così rigida, lo studio si prospetterebbe come un vero e proprio mattone, a meno che proprio non la si ami già in partenza.

Nel web si trova una varietà di metodi alternativi e tra questi, per chi vuole cominciare, potrei consigliare http://www.101languages.net Easy German Video.

Sono mini corsi strutturati in forma di intervista ai passanti nelle strade di Berlino, dove viene posta sempre la stessa domanda ma a persone diverse.

I reporter, per così dire, sono studenti stranieri che stanno imparando a loro volta la lingua e si esercitano in questo modo sia a parlarla sia ad ascoltarla, ma in modo divertente.