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Bilancio a metà strada

Ultimamente prendo un po’ il blog come se fosse il mio vecchio diario di quando ero bambina. Un diario che ha lo stesso effetto della seduta dallo psicanalista, con la differenza che è gratis. Chi al giro di boa dei cinquant’anni non sente la necessità di fare un bilancio della propria vita?

Non parlerò degli acciacchi dell’età, anche perché appena li nomini arrivano tutt’insieme in un batter d’occhio e quindi lascerei stare questo argomento, mentre vorrei parlare della parte programmatica della mia vita e del suo decorso.

Mi ritrovo adesso a dover ricominciare tutto daccapo, avendo a disposizione degli strumenti al 50% della loro potenzialità originaria o il più delle volte in modalità “Stai usando l’energia di riserva”.

Ricollegandomi un po’ alla mia infanzia, negli anni psichedelici della disco music di Donna Summer, Abba e Bee Gees, oggi direi che la colonna sonora della mia vita si è alternata tra “Tragedy e “Staying Alive”.

I luccicanti anni 70, il periodo del boom economico, non erano adatti alla mia indole timida e riservata. Ho sempre preferito starmene per i fatti miei, rifugiandomi nel mio mondo di canzoni e di studio del tedesco e dell’inglese (anche se però allora non mi piaceva molto) e di un tentativo di russo, naufragato quasi sul nascere per via dell’alfabeto cirillico. Ho cominciato ad apprezzare il francese solo alla scuola superiore, perché prima mi sembrava troppo facile (malheuresement …. c’est plus facile!).

La mia isola che non c’è era quindi quella raccolta di fascicoli e di 45 giri con i quali passavo il mio tempo. Ripetevo e ripetevo all’infinito le frasi a memoria ad alta voce e m’inventavo anche i dialoghi, oppure traducevo dalle riviste articoli di moda e bellezza. Una dote e una perseveranza che avrebbero dovuto essere incoraggiate e invece, come a volte succede, anche se la strada è delineata, si cambia direzione. La scelta pilotata d’iscrivermi a Ragioneria anziché a Lingue, a distanza di tempo, ha avuto il suo risvolto psicologico. Se da una parte ho fatto molta fatica a farmi andare a genio le materie di studio, tranne francese ovviamente, dall’altra ho perso gradualmente interesse nel proseguire lo studio del tedesco per conto mio, quasi a voler ammettere la sconfitta.

Lasciar perdere è diventato poi anche un modo di vivere e questo non mi ha certamente giovato. Quando poi ti rendi conto che la semplice dimenticanza di alimentare le tue passioni ti ha portato ad essere una persona che non riconosci più, ti ritrovi a dover risalire alle origini per ricordarti chi sei veramente.

Ecco che a questo punto entra in gioco di nuovo la musica degli anni 70, sì proprio quella che mi disturbava quando ero piccola e adesso invece mi viene in soccorso con una sorta d’impulso a recuperare quell’energia vitale che, strada facendo, si è esaurita.

E’ con questa prospettiva che mi addentro nella mia seconda parte di secolo, quantomeno con la speranza di valorizzare quello che sono e non dimenticarlo più.

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2 pensieri riguardo “Bilancio a metà strada”

  1. Per esperienza personale, posso confermare che, sì, l’energia cala con gli anni, ma si acquisiscono nuove e straordinarie risorse, impensabili prima. I miei progetti migliori li ho “partoriti” proprio negli ultimi dieci anni. Prima dovevo correre, per riuscire a comprare casa, dovevo stressarmi per resistere in ufficio perché mi servivano i soldi per permettermi di vivere in una dimora stabile, per cambiare auto ecc. L’ondata della precarietà a seguito dell’ultima crisi economica (che non è ancora finita) ha cambiato tutto. Però, avevo potuto “seminare” prima (il fattore C…) Così, avendo più tempo mi sono concentrata su ciò che ho reputato più importante per me, nonostante la mancanza di entrate sicure. Si impara a fare piazza pulita di cose e persone inutili e controproducenti, si seleziona, si valuta, si riesce anche a dire di no. Si tentano altre strade, indipendentemente dai risultati. Uno stile di vita salutare aiuta molto, insieme alla curiosità, che non deve mai mancare, verso nuovi interessi. Sicuramente, essere autodidatta comporta un costo minore in soldi, ma maggiore in quanto a energia. Bisogna perseverare e, come dice il saggio: The harder they come, the harder they go. Quando il gioco si fa duro, i duri giocano. Lo dimostra il tuo blog. Cmq, anche a me ai tempi la disco music faceva inorridire. Oggi, in linea di massima, l’ascolto volentieri e se capita, la ballo anche…

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