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Quarantena 2020: sfoghi in progress

Photo by Markus Spiske on Pexels.com

Mentre scrivo questo, così di getto e senza nemmeno sistemare il layout, sono in quarantena dal 21 febbraio scorso, quando ho portato la mia gatta dal veterinario per aiutarla a passare nell’altra dimensione. Da allora sono qui chiusa in casa, come tutti, ma fin qui non è niente di nuovo perché sono galeotta (si può dire?) da più di 4 anni. Quando poi finalmente a fine gennaio scorso ho potuto passare dal mio mondo casalingo al mondo esterno e a frequentare finalmente un corso di ginnastica, dopo 3 settimane “han sarà su tuch!”. Vabbè pazienza, quello che mi scoccia di più è che il mio tappetino per lo yoga arancione è rimasto chiuso in palestra e non posso nemmeno andarmelo a riprendere. La novità dov’è, a casa ero anche prima, ma gli altri no: adesso tutti capiscono cosa vuol dire stare a casa da soli o in famiglia e avere anche una cucina desiderosa di essere usata (troppo spesso tradita da aperitivi nei locali, cene al ristorante, senza parlare degli eventi per ogni cosa, neanche i granelli di sabbia sono così tanti.) Che esagerazione però….ma tutto questo l’abbiamo pagato a caro prezzo, in salute e in soldi!

Ecco appunto la parte economica è quella che più mi fa ridere: tutti a casa, giustamente, ma senza l’economia che gira, non c’è trippa per gatti. Allora i telegiornali danno le notizie su come gli Italiani si stanno gestendo per arrivare a fine mese, c’è chi persino va a vendere gli ori di famiglia (cara grazia che esistono!). Ma va, bella scoperta. Ma dove vivevate fino a qualche tempo fa? Ma dove credete che i disoccupati abbiamo trovato qualcosa in questi anni per riuscire a tirare avanti? Adesso perché tutti sono nella stessa situazione, tutto quello che i senza lavoro hanno fatto da anni è improvvisamente interessante.

E poi non ho finito, ci sono quelli che aspettano sti benedetti 600 euro come la manna, per quei 3 mesi che non hanno avuto guadagni, e i disoccupati che sono da decenni a casa senza un sostegno al reddito cosa devono dire?

Basta mi sono stufata di questi esseri umani piagnucolosi con la pancia piena e mai contenti di niente.

3 pensieri su “Quarantena 2020: sfoghi in progress”

  1. Sì, lamentarsi sempre è più comodo che rimboccarsi le maniche, in un modo o nell’altro. Un esempio del momento? Le mascherine. Aspettiamo che ce le regala la Regione o lo Stato? Nooo!!! Proviamo a farcele noi. A meno che uno non debba per forza muoversi in ambiti altamente a rischio contagio, basta poco per farsele da sé, e con risultati eccellenti e originali. Prendi stoffa, filo, ago o macchina da cucire e un po’ di tempo, considerando quanto oggi ne possiamo utilizzare. Tanto, per poter andare a fare la spesa o in posta… perché buttare nella spazzatura 2 euro (quando va bene) ogni volta che si torna a casa? Quando la cosa altrettanto importante è quella di ficcarsi in testa che le dobbiamo tenere sempre ‘ste maledette distanze di sicurezza, anche se si indossa la mascherina. Concordo pienamente che gran parte della gente comune fa i conti della serva da anni, se non da sempre, e qualcuno sembra accorgersene solo adesso. Lo smart working , prima, era da sfigati. Adesso, sta diventando un trend: altro luogo comune. Improvvisamente, tutti sembrano aver avuto una vita sociale vertiginosa fino a due mesi fa (ma sarà vero?) e invece adesso è crollato il mondo. Beh, dovrebbero ringraziare la sorte di non essersi ammalati prima, tra un party e l’altro, quando il virus girava già e non si sapeva. O meglio, chi avrebbe dovuto agire già da allora, avendone il potere e la competenza, non ha saputo incrociare i dati, mettere insieme i numeri e scoprire che qualcosa di anomalo si stava già verificando da almeno un paio di mesi prima di Codogno. Per non parlare poi di Bergamo e Brescia, di come hanno sottovalutato il pericolo all’inizio. Ma tornando ai luoghi comuni, l’isolamento forzato è pesante per tutti, soprattutto perché non lo si sceglie, ma forse l’eccessivo disagio nel viverlo mi farebbe commentare: “Cara mia bella gente, ma prima dov’eri? Ce l’avrai pure avuta prima una casa. Ma non è che cercavi sempre di fuggire per non guardarti allo specchio?” Mi spiace per la tua gatta.

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    1. Grazie cara, la mia gatta se n’è andata in tempo, prima di vedere ‘sto putiferio. E’ vero lo smart working era da sfigati, hai ragione, sai quante menate mi son sentita in questi anni dalla gente. Beh io la vita vertiginosa non l’ho mai avuta, ma ultimamente ormai il viaggiare era diventata un’ossessione un po’ per tutti. La casa era demonizzata, guai a stare a casa, anche questo era da sfigati. Speriamo comunque di ricominciare con il piede giusto, ricordandoci di chi sta peggio di noi. Ciao e buon proseguimento

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