Nine months later … blogger per caso

Non è bello che un blog venga così trascurato dalla blogghista, ops blogger, ma così è col blocco dello scrittore (maiuscolo nel mio caso)! Di mezzo a questo scritto ci sono appunto 9 mesi e vediamo ora cosa salta fuori. Direi per iniziare “Salve a tutti e ben ritrovati”! Sapere che qualcuno legge quello che scrivi un po’ inibisce ma neanche tanto se si ha voglia di farlo. A questo punto dell’anno, periodo di bilanci fiscali, eccomi a fare i conti con ambienti nuovi e nuove prospettive. Cambio di casa o forse no, cambio di lavoro o forse no, cambio d’aria sicuramente sì, ci vuole. Vedo che mi son già persa …. Allora “caro blog” non ti ho trascurato in effetti perché tutti i giorni, e più volte al giorno anche, controllo su WordPress le mie statistiche (che vanesia) e sono piuttosto contenta delle visite (in media 80 al mese) a parte il fatto che nessuno commenta: il visitatore avrà letto oppure no?

Eppure mi sono studiata abbastanza bene le tecniche per scrivere in modo da essere catturata dal SEO (il selezionatore del web): articoli brevi, titoli con “1,2,3 suggerimenti per”, ripetizioni della parola chiave all’interno del testo, immagine…forse mi manca il video.

E già siamo a 200 parole!

L’articolo più letto è “Carrier o merchant?”, sicuramente visitato dai miei ex-colleghi spedizionieri in preda ad un dubbio amletico. In effetti su Google con quel tipo di ricerca sono al terzo posto in prima pagina. Ma chi vuoi che faccia una domanda del genere a Google? Solo loro.

Ma quindi perché sono tornata a scrivere? Sarà stata l’influenza del nuovo lavoro in una società di web marketing a stimolare il neurone: sono solo addetta al telemarketing ma nel frattempo assorbo tutti i discorsi dei blogger, degli informatici e dei creativi all’opera!

Grazie e alla prossima volta! Ah … se avete commenti o suggerimenti non siate timidi…basto io!

Containers / La responsabilità del carrier

Grazie all’interesse dei lettori per il mio articolo “Carrier o Merchant?” vorrei proseguire su questa scia, approfondendo però l’aspetto della responsabilità vettoriale del carrier.

Partiamo dalla polizza di carico (Bill of Lading), che oltre ad essere, come sappiamo, un titolo di credito, costituisce un vero e proprio contratto che regolamenta l’intera esecuzione del trasporto, stabilendone limiti e responsabilità.

Esistono nella pratica due tipi di polizze di carico: Master e House.

Master B/Lading = polizza di carico emessa e sottoscritta dalla Compagnia di Navigazione rilasciata ad uno spedizioniere in relazione ad una o più spedizioni imbarcate sulla stessa nave dal porto d’imbarco fino a quello di destinazione e per ognuna delle quali lo spedizioniere dovrà emettere una propria sottopolizza detta House.

House B/Lading = polizza di carico emessa e sottoscritta dallo spedizioniere in qualità di vettore marittimo.

I termini e le condizioni contrattuali stampate a tergo delle due differenti polizze possono anche non coincidere, il che comporterebbe in caso di controversia, al verificarsi di eventi eccezionali, delle complicazioni legali non indifferenti.

Soffermiamoci su questi termini e condizioni di polizza, stampati a caratteri lillipuziani dietro alle polizze di carico.

Chi fa questo lavoro il tempo di leggerle sicuramente non ce l’ha, ma quando succede qualcosa, in caso di giudizio, è lì che tutti vanno a guardare, perché è lì quello che conta ai fini legali.

Armiamoci quindi di una bella lente d’ingrandimento e andiamo a cercarci i limiti e le esclusioni della responsabilità contrattuale del carrier, clausola 2.2.1.a… etc., sicuramente posizionata a metà della seconda colonna quando ormai ci si è già stancati di cercarla.

Lasciando da parte le esclusioni, vediamo i limiti da applicare per calcolare la responsabilità economica del vettore marittimo.

Ad oggi valgono, come in passato, due tipi di limite con applicazione di quello che genera l’importo maggiore tra i due:  2 DSP (Diritti Speciali di Prelievo) al kg. lordo di merce perduta o avariata oppure 666,67 DSP per “package” o “unit”, ossia un collo individuale (il container si considera un package) e “unit” è l’unità di nolo (es. un metro lineare di rotabili).
(vedi Le Assicurazioni Trasporti)

DSP = I Diritti speciali di prelievo sono un particolare tipo di valuta. Si tratta dell’unità di conto del Fondo monetario internazionale il cui valore è ricavato da un paniere di valute nazionali.

In caso di danno quali sarebbero le conseguenze di chi spedisce se non dovesse assicurare il carico “ad valorem”? In caso di merce leggera, ma con valore elevato, l’avente diritto al risarcimento otterrebbe una somma quasi inesistente. Al contrario, per la merce pesante il problema non sussisterebbe!

Servizi accessori al trasporto, ma non per questo meno importanti, saranno l’argomento del prossimo articolo!

FREE ENGLISH VERSION:

Following up “Carrier or Merchant?”article let’s move on this way by focusing on carrier’s liability.

Bill of Lading it’s the right tool to analyze limits and liabilities as important parts of the transport contract.

There are two different types of Bill of Lading: Master and House Bill of Lading.

Master B/Lading = the term used for the B/L issued by a shipping company to a freight forwarder for all of the goods covered by one or more House B/Ls on the one ship going from one loading port to one destination port. **

House B/Lading = a bill of lading issued by a freight forwarder acting as a carrier.**

The terms and conditions of the contract may well be different to the terms and conditions contained on the shipping company’s B/L, which can in extraordinary circumstances lead to legal complications should a dispute arise.**

Terms and conditions are printed back side of Bill of Lading (but small characters are not very clear! Aren’t they?).

Be aware of that! Taking legal actions these clauses contained in the contractual text are very important!

Let’s spend a few minutes to find out which limits must be applied to shipping line’s liability in case of damage, occurred during the maritime transportation.

Nowadays limit calculations are two, as in the past times, by applying the higher between the two: 2 SDR (Special Draw Right) each kilos of damaged goods or 666,67 SDR per package or unit.

SDR = Special Draw Rights is the currency determined by IMF by summing the values of a basket of major national currencies.

What shippers can do to obtain the adequate refund in case of damage or loss? They should insure shipping cargo “ad valorem”: by shipping higher value but light-weighting cargo could be a big problem if not correctly insured.

Next time we are going to talk about different types of insurance coverage and additional transport related services.

** (Shipping Terminology by Shipping College)

Kennen Sie den? Due battute con Tünnes e Schäl

Oggi mi è capitato tra le mani un fascicolo del corso di tedesco Top Level della “De Agostini”.

A dire il vero tutte le sezioni sono interessanti dalla Konversation con i testi tratti dai film, alla Deutsch im Beruf con i dialoghi utili per l’ufficio e anche alla Lesestück, angolino per approfondire la letteratura tedesca.

Non può certo mancare la sezione leggera, diciamo così! Eccone uno stralcio con i due personaggi dell’umorismo renano Tünnes e Schäl (un po’ i nostri Gianni e Pinotto) alle prese con la confusione tra sogno e realtà.

Tünnes hat den Schäl längere Zeit nicht gesehen. Er trifft ihn in Köln auf dem Domplatz, und die beiden begrüssen sich freundschaftlich. 

Tünnes erzählt dem Schäl, dass er oft von ihm träumt.

“So”, sagt der Schäl, “was träumst du denn von mir?” Tünnes denkt nach und sagt:

“Letzte Nacht habe ich geträumt, du hättest mir hundert Mark geschenkt!”.

Jetzt überlegt der Schäl einen Augenblick, dann sagt er: “Das ist ja viel Geld, aber du darfst es behalten.”

Una mia breve interpretazione:

Tünnes e Schäl s’incontrano a Colonia davanti al Duomo e non vedendosi da un bel po’ di tempo si fermano a chiacchierare.

Tünnes racconta a Schäl di fare spesso sogni su di lui: “La notte scorsa per esempio ho sognato che mi regalavi 100 marchi (o euro)”.

Schäl allora, dopo averci riflettuto un attimo, gli risponde: “Sono tanti però….ma te li puoi tenere!”

Buona giornata a tutti 😉

Social coffee

Cosa ci manca ad un certo punto della giornata? Un bel caffè con la carica giusta! Di solito le 10.45 sono l’orario perfetto per scambiare due chiacchiere con i colleghi d’ufficio e magari lasciar perdere per un attimo quelle questioni che al momento ci sembrano irrisolvibili, ma che dopo il caffè si risolvono quasi da sole! L’esperienza insegna che per godersi questo benedetto coffee time bisogna essere in due o tre o anche da soli, a seconda dell’esigenza, ma mai col capo! Uno il caffè va di traverso e due la pausa è dimezzata!
image

Per chi invece lavora da casa, il coffee time slitta al dopo pranzo o giù di lì, almeno per quel che mi riguarda. Ore 14.00: salgo due piani e la mia amica è già lì che mi aspetta con la tazzina fumante adagiata sul piattino (n.d.r.: il piattino sta a significare che le sto simpatica!).

Via discorrendo di film, moda e di tutto un po’ la mezz’oretta passa e si ritorna alle proprie faccende.

Ben lontano i nostri argomenti da quelli dei Caffè letterari dove Madame de Staël e gli altri intellettuali dell’epoca si ritrovavano, ma di certo il gusto delle nostre conversazioni e delle loro è accomunato dalle note aromatiche del caffè, che come allora crea un’atmosfera accogliente e conviviale.

 

 

Carrier o merchant? Significato e differenza

Il primo dubbio amletico dello spedizioniere prima di prenotare un container è proprio questo!

Vuoi che la quotazione fatta al cliente è troppo bassa (e di solito è così altrimenti il carico l’avrebbe sicuramente predisposto l’altro spedizioniere), vuoi che sei nella peak season e non si trova un camion libero, vuoi altri fattori sempre favorevoli a complicarti la vita, ti trovi a chiederti: “Ma lo prenoto in carrier o in merchant?”.

CARRIER HAULAGE*      : Trasporto terrestre a cura del vettore marittimo.

MERCHANT HAULAGE* : Trasporto terrestre di contenitore a cura e spese del caricatore.

Dal punto di vista economico il secondo tipo di trasporto è più conveniente anche se in situazioni particolari si tende a scegliere il primo benché risulti più costoso (non in tutti i casi però, come qualcuno mi ha giustamente fatto notare).

Generalmente si procede con la prenotazione in carrier quando la richiesta di posizionamento (invio del container al luogo di carico previsto) è urgente e non si ha il tempo materiale per organizzare diversamente o il giorno del carico è l’ultimo utile prima della chiusura nave.

In questo modo la responsabilità dell’eventuale ritardo del container nell’entrata in porto e la conseguente perdita dell’imbarco rimane a carico del carrier (vettore o agente marittimo), anche se in ogni caso le lamentele se le prende sempre lo spedizioniere!

La procedura è quindi abbastanza semplice: si prenota alla compagnia marittima lo spazio nave per tot. containers (20 o 40 box che siano) specificando appunto posizionamento in carrier (ovviamente dopo aver concordato la tariffa del trasporto terrestre che in realtà è da intendersi da”terminal a terminal” intermodale).

Successivamente la compagnia marittima invia allo spedizioniere una conferma booking dove vengono riportati sia i dati del posizionamento sia i dati relativi all’imbarco (data partenza nave, data prevista d’arrivo, porto d’imbarco, porto di sbarco etc.).

E qui, se tutto fila liscio, si conclude momentaneamente il compito dello spedizioniere.

Simile ma più laborioso l’iter se si opta per il merchant (a cura del caricatore che può essere sia il cliente sia lo spedizioniere).

Per alcuni traffici particolari con resa FOB (franco a bordo) sono i clienti stessi, diciamo, che si organizzano da soli il trasporto terrestre, agevolati da tariffe ridotte che nemmeno gli spedizionieri si sognerebbero di spuntare! Ma non chiediamoci come.

Lo spedizioniere qui fa semplicemente da tramite con la compagnia marittima e dopo aver ricevuto la conferma e il numero di booking, lo trasmette al cliente, indicando in aggiunta il nome del terminal per il ritiro del contenitore vuoto e il terminal per il rientro del pieno.

Ma…tornando a bomba alla quotazione bassa, dove lo spedizioniere si deve arrabbattare a contenere i costi per riuscire a recuperare un minimo di profit, non resta alternativa che decidersi per il merchant.

Se si tratta di un 40 box gli va anche bene, relativamente parlando, perché il camion con 12m di pianale ne può portare uno solo, ma se è un 20 box il prezzo che il trasportatore gli applica potrebbe non essere così conveniente a meno che lo stesso non abbia la possibilità di poter usufruire di un’abbinata o un filo ralla, ralla corta etc. (vedi sezione “Parola del giorno”).

E allora via alle telefonate per trovare un camion libero, affidabile e soprattutto conveniente! Una volta trovato, vai con le segnalazioni booking al trasportatore con copia per conoscenza al transitario doganale in porto e poi..incrociamo le dita!

Il giorno del posizionamento arriva il container presso il cliente (raramente all’orario concordato) e da lì, una volta completato il carico, viene instradato al terminal per l’inoltro via ferrovia fino al porto d’imbarco.

Una volta che parte la nave allo spedizioniere non resta altro che attendere la conferma del “tutto a bordo” e vi posso assicurare che non è poco!

*(Fonte: www.giuriatofortuna.it

For English speakers see also 

https://elenamordenti.com/2016/10/24/containers-la-responsabilita-del-carrier/

Following up “Carrier or Merchant?”article let’s move on this way by focusing on carrier’s liability.

Nei panni di una mistery client

Tutti almeno una volta potrebbero provare a fare qualcosa fuori dal proprio ordinario senza sapere per filo e per segno come muoversi. No?

Si comincia e poi strada facendo si apprende il resto.

Così ho fatto io lo scorso mese di febbraio in occasione della fiera settoriale delle calzature.

A dirla tutta era già un progettino del “uno di questi giorni lo farò”, ma mai messo in atto fino ad ora. Mi è capitata l’occasione e l’ho presa al volo!

Eravamo un gruppetto eterogeneo di potenziali clienti “senza portafoglio” in visita ad uno stand, con il compito di scegliere una decina di modelli di scarpe da donna in base alla nostro gusto, decidendone anche il prezzo.

La guida, la chiamerei così perché sembravamo proprio un gruppo di turisti, ci aveva spiegato brevemente come si sarebbe svolta l’indagine, divisa tra la mattinata e il primo pomeriggio.

“Sentitevi dei veri e propri clienti – ci aveva detto – scegliete con tutta calma, nessuno vi starà col fiato sul collo e potrete usufruire anche del nostro buffet!”

Dopo la compilazione di un breve questionario per identificare un po’ il nostro profilo si dava il via allo shopping osservando, toccando le scarpe, provandole, per chi aveva il 37, indicando infine il numero dell’articolo e il prezzo che saremmo stati disposti a pagare per l’acquisto.

Conclusa la prima parte allo stand, avevamo la possibilità di visitare la fiera, anche se 4 padiglioni da vedere solo di scarpe, ma anche di borse cinture e accessori erano un po’ troppo, almeno per me.

Dopo la pausa quindi, e un giretto negli altri stand passando dai modelli lunari dell’urban style alle sfavillanti scarpette del luxury, ero ritornata al punto di partenza per il secondo questionario, esattamente uguale al primo.

L’intenzione era quella di proseguire la visita della fiera al termine dell’indagine, ma i miei piedi ormai non ne volevano più sapere: magari un’altra volta aMICA Mia!

Repetita iuvant

Oggi, domenica piovosa con tentativo nevoso, ci si predispone volentieri a schiacciare un pisolino o a degustare una bella cioccolata calda. Vada per la cioccolata prima e poi per le due righe sul blog, che credo stia facendo ormai le ragnatele!

Ripercorrendo la settimana appena trascorsa ricordo di essermi soffermata a pensare come “le cose ripetute aiutino”.

Lo spunto mi è arrivato con il “consiglio della settimana” di Art, l’uomo, come lo chiamo io, del “Just place the call” (E falla una telefonata!). In ogni sua newsletter sulle strategie di vendita questo video-suggerimento non manca mai.

Nell’ultima che ho ricevuto c’era un accenno ai discorsi dei politici americani:

          Repetition provides that.

  • Hearing something repeatedly creates familiarity.
  • Familiarity turns into agreement and likability.
  • Hearing something repeated that we mildly agree with creates stronger agreement and comfort.

Il discorso potrebbe anche valere nel sentirsi a proprio agio e familiarizzare con l’apprendimento di una lingua straniera.

In particolare per la lingua tedesca, con una struttura grammaticale così rigida, lo studio si prospetterebbe come un vero e proprio mattone, a meno che proprio non la si ami già in partenza.

Nel web si trova una varietà di metodi alternativi e tra questi, per chi vuole cominciare, potrei consigliare http://www.101languages.net Easy German Video.

Sono mini corsi strutturati in forma di intervista ai passanti nelle strade di Berlino, dove viene posta sempre la stessa domanda ma a persone diverse.

I reporter, per così dire, sono studenti stranieri che stanno imparando a loro volta la lingua e si esercitano in questo modo sia a parlarla sia ad ascoltarla, ma in modo divertente.

Translation Day 2015 – Usciamo dal guscio!

Come ogni anno eccoci all’appuntamento di fine settembre con la Giornata dei traduttori e degli interpreti organizzata sul sito Proz.com. Non manco mai, un coinvolgimento totale tra video, presentazioni, chat che, anche se ingrano lentamente, mi permettono di entrare in contatto con chi condivide le mie stesse passioni.

Non ho molte occasioni di conoscere vis-à-vis altri traduttori e, aldilà della mia famiglia e degli amici, che ormai convivono con la mia “malattia” per le lingue, tutti gli altri mi vedono come un’aliena quando dico che mi piace tradurre.

Di solito sono una persona timida, tuttavia in eventi multimediali di questo tipo cerco di non trattenermi e così qualche saluto con faccina lo sparo anch’io, mentre assisto al ping pong dei colleghi che entrano e escono dalla chat.

Preferisco in effetti seguire le presentazioni su argomenti che riguardano la gestione dei clienti (nel mio caso come trovarne uno sarebbe sufficiente), sulla figura del traduttore-imprenditore e sulle strategie di marketing, che tanto mi piacciono ma che poco pratico.

E….come ogni anno, mi ripeto la stessa solfa: “Da domani allora parto con un piano d’attacco”.

Beh dai, lasciatemi almeno una settimana! 🙂

Analisi del 2014

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Ecco un estratto:

Un “cable car” di San Francisco contiene 60 passeggeri. Questo blog è stato visto circa 690 volte nel 2014. Se fosse un cable car, ci vorrebbero circa 12 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.