News

Ricominciare da capo: quando, come, dove e perché. (1a parte)

Prima di addentrarmi nell’argomento mi preme ringraziare le persone che in questi anni si sono iscritte al mio blog e che da oggi hanno superato la decina.

Cedere alla tentazione d’elaborare testi che possano interessare il pubblico o trovino maggior consenso non è nel mio stile. Anzi se ci provo faccio sempre un buco nell’acqua, ma quello che m’infastidisce di più è il fatto di non essermi neanche divertita a scrivere.

Il forzato isolamento di questi giorni mi pesa sì ma non così tanto, perché non sono mai stata una viaggiatrice o una da vita mondana, sì pendolare lavorativa sui treni e metropolitana per una decina d’anni, ma quello non è viaggiare è desiderare ardentemente di arrivare a destinazione il più presto possibile per andare in bagno (sia in andata che al ritorno).

Nel febbraio 2008 a 40 anni, la svolta! Date le dimissioni dall’ultimo spedizioniere dove lavoravo come addetta marittima mi ritrovo a casa e non nego che dopo una settimana ero già arcistufa e volevo ritornare sui miei passi. Col senno di poi sarebbe stato meglio, ma a settembre dello stesso anno successe qualcosa: il tracollo economico (ho pensato anche che fosse colpa mia perché non lavoravo più!).

Cosa faccio adesso?

Beh questa è una storia che ho già raccontato varie volte, ma mi piace ricordare quel periodo come un punto di partenza per una nuova avventura.

Primo passo fondamentale era adoperarsi per ottenere la liquidazione del FASC (fondo spedizionieri), anche se prima di presentare la domanda di rimborso ho dovuto aspettare che scadesse il termine dei sei mesi consecutivi senza aver lavorato nel settore.

Va bene, per un po’ di tempo il gruzzolo sarebbe bastato a mantenermi (anche se in realtà è durato molto meno del previsto), ma qualcosa in ogni caso dovevo fare, così mi son trovata un lavoretto di sole tre ore pomeridiane in un call center che mi consentiva di andare in palestra al mattino e alla sera di dedicarmi alla traduzione.

La TRADUZIONE, sì solo una, ma lunga lunga lunga insomma. Ci ho messo un anno tra interpretare l’audio del mio amico americano Brett (ormai mi era diventato familiare), trascrivere il dialogo e tradurre in italiano, ma come si suol dire, alla fine mi sono fatta le spalle grosse. Sono stata alzata dei mesi fino alle 2/3 di notte con le cuffie in testa per captare bene le parole o per lo meno il senso a grandi linee e con un dizionario tipo macigno perché ancora non avevo una connessione internet.

Finita quella pensai che forse avrei potuto continuare su questa linea, visto che ormai ero allenata e così cominciai la navigazione in rete seguendo corsi e webinar sulla professione del traduttore e sugli strumenti di lavoro. (continua nella seconda parte)