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E anche quest’anno …

Aspettando il 2019 …

Qualcuno si aspetterà un bilancio sull’anno che volge al termine, ma non sarà così (anche perché non è cambiato niente rispetto al 2017, a parte l’età e gli acciacchi).

E appunto volevo dire che … anche quest’anno le mie giornate lavorative da neo-traduttrice freelance sono rimaste le stesse.

Anche se può sembrare banale, per prima cosa accendo il computer (ah ah che simpatica!) e poi, connessione permettendo, mi dirigo sulle due piattaforme per traduttori Proz.com e TranslatorsCafé. Quindi un’occhiata alle visualizzazioni del profilo, che se non altro serve ad aumentare l’autostima (forse!), e poi alla compilazione del sondaggio rapido con relativo forum proposto dalla community per sapere cosa fanno gli altri e avere un parametro di confronto. Insomma la macchinetta del caffè virtuale per chi lavora in solitario!

Infine vado a guardare e mi soffermo un bel po’ sulla sezione dell’assistenza reciproca, tra colleghi e non, con la traduzione o spiegazione di termini o brevi frasi. Preferisco cimentarmi con la combinazione tedesco-italiano, ma certamente non mi dispiace anche quella inglese-italiano. Per il francese c’è poco purtroppo.

Per complicarmi la vita vado a cercare le richieste che ancora non hanno avuto risposte, un po’ per non farmi influenzare e anche, a volte, per non essere criticata. Fai del bene e scordatelo, ma i punti, se ho ragione, li voglio grazie!

Se nessuno ha risposto, vuol dire che nessuno c’ha capito dentro niente, o perché l’argomento è troppo ostico o il contesto è insufficiente per cimentarsi nella ricerca. Insomma se il gioco non vale la candela io partecipo! Bella trovata Elena, così non solo spiani la strada alle altre risposte, ma rischi anche di farti fregare i punti, perché sicuramente qualcun’altro dà una traduzione più adeguata o più raffinata della tua che viene poi accettata.

Ma sì fa niente, anche se mi sono divorata tutti i giga su internet e ci ho perso delle ore per rintracciare il traducente in Italiano, l’importante è la soddisfazione di averlo finalmente trovato! Il bello è proprio quando cerchi in rete e non trovi niente che corrisponda all’italiano e allora passi da una traduzione di una lingua ad un’altra e poi ad un’altra finché non arrivi all’italiano. Il tedesco è appunto una di quelle lingue che con le sue parole composte “a trenino” ti costringe a shakerare il cervello prima di arrivare ad una soluzione.

Questo è uno di quei casi (patologici) con la mia risposta:

abfallwirtschafts(bau)rechtliche Genehmigung

autorizzazione ai sensi delle norme vigenti in materia di gestione rifiuti e macerie

Spiegazione:
ci provo con un’idea costruita pezzo per pezzo…e guarda te che con 2 parole i tedeschi ti tengono un discorso 🙂

Siccome poi sono anche testarda, finché non lo trovo vado avanti come le Sturmtruppen.

Okay, ora lascio le piattaforme e vado a fare un po’ di marketing, ma questo ve lo racconto un’altra volta!

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Kennen Sie den? Due battute con Tünnes e Schäl

Oggi mi è capitato tra le mani un fascicolo del corso di tedesco Top Level della “De Agostini”.

A dire il vero tutte le sezioni sono interessanti dalla Konversation con i testi tratti dai film, alla Deutsch im Beruf con i dialoghi utili per l’ufficio e anche alla Lesestück, angolino per approfondire la letteratura tedesca.

Non può certo mancare la sezione leggera, diciamo così! Eccone uno stralcio con i due personaggi dell’umorismo renano Tünnes e Schäl (un po’ i nostri Gianni e Pinotto) alle prese con la confusione tra sogno e realtà.

Tünnes hat den Schäl längere Zeit nicht gesehen. Er trifft ihn in Köln auf dem Domplatz, und die beiden begrüssen sich freundschaftlich. 

Tünnes erzählt dem Schäl, dass er oft von ihm träumt.

“So”, sagt der Schäl, “was träumst du denn von mir?” Tünnes denkt nach und sagt:

“Letzte Nacht habe ich geträumt, du hättest mir hundert Mark geschenkt!”.

Jetzt überlegt der Schäl einen Augenblick, dann sagt er: “Das ist ja viel Geld, aber du darfst es behalten.”

Una mia breve interpretazione:

Tünnes e Schäl s’incontrano a Colonia davanti al Duomo e non vedendosi da un bel po’ di tempo si fermano a chiacchierare.

Tünnes racconta a Schäl di fare spesso sogni su di lui: “La notte scorsa per esempio ho sognato che mi regalavi 100 marchi (o euro)”.

Schäl allora, dopo averci riflettuto un attimo, gli risponde: “Sono tanti però….ma te li puoi tenere!”

Buona giornata a tutti 😉

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Repetita iuvant

Oggi, domenica piovosa con tentativo nevoso, ci si predispone volentieri a schiacciare un pisolino o a degustare una bella cioccolata calda. Vada per la cioccolata prima e poi per le due righe sul blog, che credo stia facendo ormai le ragnatele!

Ripercorrendo la settimana appena trascorsa ricordo di essermi soffermata a pensare come “le cose ripetute aiutino”.

Lo spunto mi è arrivato con il “consiglio della settimana” di Art, l’uomo, come lo chiamo io, del “Just place the call” (E falla una telefonata!). In ogni sua newsletter sulle strategie di vendita questo video-suggerimento non manca mai.

Nell’ultima che ho ricevuto c’era un accenno ai discorsi dei politici americani:

          Repetition provides that.

  • Hearing something repeatedly creates familiarity.
  • Familiarity turns into agreement and likability.
  • Hearing something repeated that we mildly agree with creates stronger agreement and comfort.

Il discorso potrebbe anche valere nel sentirsi a proprio agio e familiarizzare con l’apprendimento di una lingua straniera.

In particolare per la lingua tedesca, con una struttura grammaticale così rigida, lo studio si prospetterebbe come un vero e proprio mattone, a meno che proprio non la si ami già in partenza.

Nel web si trova una varietà di metodi alternativi e tra questi, per chi vuole cominciare, potrei consigliare http://www.101languages.net Easy German Video.

Sono mini corsi strutturati in forma di intervista ai passanti nelle strade di Berlino, dove viene posta sempre la stessa domanda ma a persone diverse.

I reporter, per così dire, sono studenti stranieri che stanno imparando a loro volta la lingua e si esercitano in questo modo sia a parlarla sia ad ascoltarla, ma in modo divertente.

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Tradurre nei trasporti

 Maersk McKinney

“15-6-13 – Copenaghen. La compagnia di navigazione Maersk Line ha battezzato ieri presso il cantiere sud-coreano di Okpo la più grande nave del mondo, “Mærsk Mc-Kinney Møller”, in onore dello storico presidente del gruppo danese, scomparso nel 2012 a 98 anni. Si tratta della prima unità classe Tripla E, con capacità di carico 18 mila teu (twenty feet equivalent unit, unità di misura dei container). Lunga 400 metri, larga 59, alta 73, sulla nave ci possono stare impilati fino a 19 tiri di container.”

Benvenuti sul mio blog.

Comincio con questo pezzo estratto da Shippingonline.it, il primo portale italiano di informazioni marittime, non solo per fare un salto nel mio passato professionale ma anche per condividere la passione per questo settore che mi accompagna nel presente.

Attualmente, come traduttrice, è proprio il trasporto marittimo il mio principale campo di specializzazione, seguito da quello commerciale e amministrativo.

Per quanto possa sembrare una competenza inusuale per il mondo delle traduzioni, con mia grande sorpresa mi sono resa conto di quanto poco sia conosciuto il linguaggio settoriale delle spedizioni.

E’ anche vero che termini  come ad esempio “merchant haulage” (trasporto terrestre di container a cura  e spese del caricatore/spedizioniere)  o “carrier haulage” (a cura del vettore marittimo) interessano relativamente poco all’azienda che aspetta il mezzo da caricare. In effetti è lo spedizioniere stesso che ne deve conoscere la differenza e in base a vari fattori scegliere l’opzione più opportuna.

Altre volte invece giova sapere come relazionarsi con gli addetti ai lavori per non essere presi troppo per il naso. E’ risaputo ormai che, per puro istinto di sopravvivenza, gli spedizionieri sono tra i migliori racconta frottole del commercio internazionale!

Merita una considerazione anche l’intrecciarsi della terminologia con quella degli altri intermediari del trasporto come gli operatori doganali, gli operatori ai terminals, gli assicuratori della merce e via dicendo. Un bel “mancato appuramento di T1” o una bella “Institute Cargo Clause A” potrebbe forse bastare a mandare in confusione.

E’ superfluo dire che essendo il settore del “movimento”, chi ci lavora dentro di sicuro non si annoia (anche se lo vorrebbe ogni tanto). La pressione è quasi sempre alle stelle, ma basta anche solo un ridicolo nome nave come “Kaga” (esiste non me lo sono inventato) a far partire la risata e allentare la tensione.

Detto ciò il mio primo articolo è concluso e non mi resta altro che “salpare” per il prossimo.

Grazie